La mancata
qualificazione dell’Italia ai prossimi Mondiali – la terza consecutiva – non è
più un incidente sportivo. È un terremoto culturale, economico e identitario
che investe l’intero sistema calcio. Non riguarda solo la Nazionale: riguarda
la filiera che dovrebbe alimentarla, la governance che dovrebbe guidarla e la visione
che dovrebbe ispirarla.
L’Italia
calcistica non è semplicemente caduta. Ha smesso di camminare.
Un danno d’immagine senza precedenti
Il Mondiale
è la vetrina globale per eccellenza. Restarne fuori per dodici anni significa:
- perdere rilevanza
internazionale: il
brand “Italia” nel calcio non è più percepito come elite.
- indebolire il peso politico
nelle istituzioni calcistiche: meno presenza, meno influenza.
- allontanare una generazione di
tifosi: chi
oggi ha 15 anni non ha mai visto l’Italia ai Mondiali.
Il calcio è anche narrazione collettiva. E l’Italia, semplicemente, non è più protagonista.

